ELEMENTI DI TOPOGRAFIA


FASI LUNARI

MAPPA STELLARE

ORIENTAMENTO

 

Possedere alcune nozioni topografiche è obbligatorio. Occorre saper orientare la carta in modo giusto. Ogni carta porta le indicazioni dei quattro punti cardinali: nord, sud, est, ovest. Primo atto: far coincidere il nord della carta con il nord effettivo. Se si ha una bussola ciò non è difficile, ovviamente. Se sei pratico di stelle, almeno un po', e ammesso che questi siano ben visibili, naturalmente di notte, a cielo pulito, intraprendi la ricerca del Gran Carro, o Orsa Maggiore, quel gruppo di stelle disposte a forma di trapezio, con tre stelle allungate (il 'timone') partendo dal lato maggiore del trapezio. A questo punto, prolungando idealmente di cinque volte il lato del trapezio opposto al timone, ovvero il maggiore dei due lati minori del trapezio, scorgerai la Stella Polare, luminosissima. Esso indica la direzione del nord.

Se invece c'è il sole e non hai la bussola, si confida nel fatto che tu abbia almeno l'orologio. A mezzogiorno il sole è a sud, alle sei del mattino è a est (d'inverno può non essere in alcun luogo; se è buio devi aspettare la luce del giorno, poi aspetti di scoprire da che parte sorge  il sole, e quella è l'est), alle sei del pomerig­gio, infine, il sole è a ovest. Tenere l'orologio perfettamente orizzontale, con le ore 12 in alto rispetto a chi guarda; orientare l'orologio in modo che la lancetta che indica le ore (la più corta!) sia puntata verso il sole; senza spostare più l'orologio, porre uno stecchetto tra le ore 12 e la lancetta delle ore, esattamente a metà dell'arco compresa tra le due ore (le 12 e l'ora effettiva) prese in esame: lo stec-chetto indicherò la linea sud-nord (dal basso in alta).

Naturalmente, si presume di saper almeno se è pomeriggio o mattina … Ad ogni modo, fino a mezzogiorno il nord si trova dalla parte appena percorsa dalla lancetta delle ore sul quadrante; nel pomeriggio, dalla parte opposta.

Stabilito così il nord, vi fai combaciare il nord indicato dalla carta e cominci a fare i conti sulla direzione da prendere in base alle indicazioni (colle, vallone, gruppo di baite, cima di montagna, ecc.) che troverai sulla carta stessa.

Se non hai nemmeno l'orologio e il cielo è coperto (ma senza nebbia, poiché altrimenti in tuo aiuto potranno venire soltanto la fortuna, il caso, il buonsenso, l'istinto o la disperazione), puoi studiare l'orientamento della carta sul terreno. Occorre allora identificare due punti di riferimento (una vetta e un villaggio, due vette, un fiume e ... una lontana stazione d'arrivo di funivia, ecc.) indicati chiaramente anche sulla carta. Fai collimare, girandoti e spostandoti adeguatamente, quei punti di direzione con linee immagi­narie che partano dalla tua posizione e vadano in quella direzione. Fermo e non ti muovere. Subito saprai dov'è il nord e il sud, e anzi, potrai fissare sulla carta gli altri punti.

Occorre servirsi di carte molto dettagliate, a scala sufficientemente ridotta. La scala è il rapporto tra la rappresentazione grafica sulla carta e le distanze reali del territorio riprodotto. Per esempio, il disegno può essere 100.000 volte più piccolo, e allora si dice che la scala è di 1:100.000 o, più semplicemente, 'al centomila'. In questo caso, un centimetro sulla carta corrisponderà a un chilometro reale (centomila centimetri). Le migliori carte topografiche sono quelle edite dall' istituto Geografico Militare di Firenze, in vendita nelle librerie dello Stato. Esistono carte al 50.000, al 25.000, al 10.000, ecc.. Alla sera, a casa, impareremo a leggerle bene, a riconoscervi corsi d'acqua, ponti, rifugi, villaggi, impianti di risalita, boschi, chiese, caverne, edifici, antenne radio, ecc.. D'inverno, con la neve, le cose si complicano un poco, perché le carte sono state disegnate in condizioni estive ... e molti segni sono introvabili

Naturalmente, per noi che andiamo in montagna, le due cose essenziali cui dobbiamo badare, a parte l'orientamento, sono le vette delle montagne e le pendenze. Entrambe sono indicate sulle carte: le vette con un triangolino e la quota a fianco; per le pendenze invece si parla di curve di dislivello. Tutti avrete osservato che sulle carte, intorno al triangolino della vetta, si hanno cerchietti e cerchi più ampi: come le onde dell'acqua in cui sia caduto un sasso. Si chiamano curve di dislivello o altimetriche (una carta può dare informazioni altimetriche o planimetriche). Tra una linea della curva e l'altra (i colori possono cambiare: più densi verso la cima, più sfumati man mano che ci si allontana) c'è da superare un dislivello sempre uguale: ma se le linee a due curve sono molto ravvicinate vuol dire che la pendenza è piuttosto forte; se invece queste linee appaiono lontane una dall'altra, la pendenza è, in proporzione, meno sensibile. Le carte indicano l'equidistanza delle curve di livello, e questa può variare da una carta all'altra. Se le linee sono molto vicine e la carta dice "equidistanza di 50 metri", significa che lo sviluppo della distanza è sempre di 50 metri tra una linea e l'altra, ma la pendenza forte rispetto, invece, a due linee più distanti tra loro (che però sottointenderanno sempre e soltanto un dislivello di 50 metri). Se ti trovi su un versante compreso in una serie di curve ravvici­nate, puoi sempre decidere, in mancanza di più esatte conoscenze date dall'occhio e dall'esperienza direttamente, di passare al versante dalle curve più spaziate, dove troverai pendenze inferiori e dunque terreno meno difficile, meno ripido.

Al buio e tra la nebbia tutte queste interessanti nozioni sono inservibili. Se il terreno è molto accidentato, non siamo accompagnati da qualcuno molto esperto anche della zona e non ci sentiamo affatto sicuri di non precipitare e scivolare irreparabilmente da qualche parte, meglio fermarsi e attendere la luce del giorno e il diradarsi della nebbia. Se ci troviamo sulla neve, possiamo scavare un buco abbastanza profondo da contenerci, comodi e riparati. Se ci trovia­mo su terreno asciutto, ci possiamo sedere spalle ad un sasso, alzando il colletto della giacca e mettendo un giornale sotto i calzoni per ripararci il sedere (è dal lì che parte il primo freddo, dopo piedi e mani).

 

ORIENTAMENTO

L'orientamento in montagna e la lettura di una carta non costituiscono un problema, se si conoscono le poche nozioni base necessarie.  

Le cartine sono utilissime per l'orientamento, con o senza l'aiuto di una bussola. Si determina per esempio il punto in cui ci si trova traguardando la carta con due punti noti (ad esempio, due cime o una cima e una baita); il punto di incontro degli ideali prolungamenti di tali linee stabilisce il punto in cui ci si trova.

Determinato questo, è possibile stabilire la direzione di marcia anche nella nebbia con una buona approssimazione (il nord magnetico non corrisponde mai esattamente a quello geografico).

Per far questo basta appoggiare la bussola sulla carta nel punto in cui ci si trova, si fa coincidere l'ago con il nord segnato sulla carta stessa e si stabilisce la direzione da tenere per raggiungere un punto di riferimento. Buona norma è quella di verificare spesso tali riferimenti (ponti, baite, ruscelli, punti trigonometrici) anche con buona visibi­lità, per poterli memorizzare e facilitare il ritorno in caso di nebbia. In coso di scarsa visibilità comunque l'errore più grave che si possa commettere è quello di procedere a casaccio, zigzagando o ritornando sui propri passi. Meglio prendere una direzione precisa fino ad incontrare un punto di riferimento certo, senza deviazioni che sono solo uno spreco di tempo e di energie.